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Madalina_Reloaded
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« : 07-12-2008, 20:49:22 » |
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Il placebo e' una medicina “finta”, ossia priva al suo interno di una molecola attiva, eppure chi la assume credendola un farmaco vero, spesso si sente meglio. Come questo sia possibile e' uno dei grandi misteri della medicina, su cui oggi gli scienziati sono riusciti a portare un po’ di luce. Fino a questo momento si pensava che il segreto dell’effetto placebo fosse da cercare nella capacita' di autoconvincimento della psiche: la fiducia nel fatto di essere sulla strada verso la guarigione aiuta a stare meglio per davvero.
Uno studio dell'universita' di Uppsala, in Svezia, pubblicato sulla rivista New Scientists ha ora risolto almeno in parte l'enigma: il segreto sta, almeno in alcuni casi, in un gene, il triptofano idrossilasi-2, che regola la produzione di serotonina, l’ormone del benessere nel cervello. In pratica, i soggetti che ne sono dotati sono geneticamente meglio preparati a risolvere da soli il loro problema: il placebo non fa altro che indurli a utilizzare quest'arma segreta.
Gli scienziati svedesi, coordinati dal dottor Tomas Fusmark, hanno studiato 25 persone affette da "ansia sociale", ossia una paura patologica di subire umiliazioni in pubblico, e li hanno costretti ad affrontare il terrore della gente con due discorsi pubblici, uno prima e uno dopo un periodo di "trattamento". La cura era a base di pillole presentate ai soggetti come farmaco anti-ansia, ma in realta' erano “fasulle”, ossia una semplice compressa "vuota" rivestite di zucchero, il cui effetto terapeutico era pari a quello di un bicchier d'acqua. La terapia e' durata otto settimane. Miracolosamente, la meta' dei soggetti ha affermato di essersi sentita molto meno ansiosa e nervosa in occasione del secondo discorso.
Si trattava di semplice autosuggestione? In realta', uno scanning cerebrale ha evidenziato un effettivo calo del 3% nell'attività dell'amigdala, l’area del cervello in cui ha sede la paura. Per capire se in qualche modo i geni avessero un ruolo, i ricercatori hanno indagato sulle differenze tra il Dna dei beneficiati dal placebo e quello degli altri. In particolare, tra i dieci pazienti che hanno risposto positivamente al placebo, otto hanno mostrato di possedere due copie della variante 'G' del gene triptofano idrossilasi-2, collegato proprio a una piu' bassa dose di ansieta'. Una mutazione assente negli altri, collegata in precedenza ad un'ansia ridotta nei classici test sulla paura. Gli otto pazienti, in sostanza, erano geneticamente predisposti a risolvere da sé il loro problema, e il placebo non ha fatto altro che indurli ad attingere alla loro predisposizione genetica per stare meglio. Insomma, si e' verificata una specie di alleanza tra DNA e psiche che, secondo Furmark, probabilmente vale anche per altre patologie che coinvolgono l'amigdala, come fobie, dolori e depressione.
In ogni caso, solo altri studi ci faranno capire se il gene influenza l'effetto placebo in modo piu' generale. Una cautela necessaria anche secondo uno scienziato italiano, Fabrizio Benedetti, dell'Università degli Studi di Torino: "Sappiamo che non c'e' un solo effetto placebo ma molti. Alcuni potrebbero funzionare attraverso la genetica, altri attraverso l'aspettativa di una ricompensa".
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