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radu
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« : 25-10-2007, 16:17:11 » |
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Franco Antiga, presidente della Banca Italo-Romena che fa capo al gruppo Veneto Banca, non nasconde il disagio: «Effettivamente il problema ha assunto un'evidenza particolare in quest'ultimo anno. La recrudescenza della criminalita che registriamo in Italia non ha riscontri analoghi in Romania. Ma cosa vuol dire questo? Non certo che la delinquenza ha una matrice etnica. La spiegazione è un'altra ed e' molto semplice: li il livello di certezza della pena e molto piu' alto che qui. Noi siamo molto piu' tolleranti, cosi i criminali si sentono autorizzati a scatenarsi. Sanno che qua non e' come la', dove per certi reati finirebbero in galera e non ne uscirebbero piu'».
Ma una rivincita, a quanto pare, a Bucarest e dintorni se la stanno prendendo. Spiega Marco Tempestini, numero uno di Unimpresa Romania, la fondazione che sull'onda del fenomeno- delocalizzazione rappresenta le categorie economiche in terra romena: «L'esasperazione degli italiani per la delinquenza sta avendo una forte eco sui media romeni. Quello e' un popolo molto orgoglioso, che vive veramente male il fatto di essere considerato una massa di poco di buono, per colpa di "pochi" malviventi. Così una significativa parte della stampa, soprattutto quella scandalistica, ha cominciato a dipingere gli italiani in maniera poco simpatica, alludendo in buona sostanza alla mafia. Il loro ragionamento e': "Se loro discriminano noi, allora noi discriminiamo loro". Come si dice, occhio per occhio e dente per dente. Questo pero' non aiuta le relazioni, anche economiche, fra i due Paesi. Al punto che noi di Unimpresa stiamo lavorando parecchio, sia col governo romeno che con le istituzioni italiane, per ristabilire la giusta immagine di entrambi. Inoltre le autorità di Bucarest hanno avviato un progetto per il rientro dei romeni emigrati da diversi anni, un tempo che e' stato loro sufficiente ad acquisire professionalita' utili ad un Pil che cresce al ritmo del 7-7,5%». Il problema e' che fara' comodo il rimpatrio dei «buoni», non certo dei «cattivi», per citare la dicotomia di chi non vuole «fare di tutta l'erba un fascio ».
Ma «basta con il solito buonismo all'italiana», sbotta al riguardo Teodor Amarandei, romeno plurilaureato, componente della consulta per l'immigrazione di Padova. «Nella seduta di venerdì della commissione - annuncia proporro' la stesura di una lettera aperta al prefetto di questa citta', dove la delinquenza portata anche dai miei connazionali non e' piu' tollerabile. Io stesso sono stato derubato alla stazione ferroviaria la scorsa settimana e a casa, dopo tre furti nel giro di un anno, ho deciso di installare le inferriate alle finestre. Certo, non saranno romeni tutti i ladri, ma molti si. E allora ben venga la collaborazione fra le polizie dei nostri due Paesi, a cui spero possa aggiungersi presto pure la cooperazione dei cittadini di entrambe le nazionalita'». Il contenuto delle intercettazioni registrate dagli inquirenti, sulla facilita'di commettere reati proprio a Padova, non sorprende Amandrei: «I miei connazionali romeni ridono in faccia a noi che siamo qui per vivere onestamente e prendono gli italiani per fessi ». Concorda Felicia Cigorescu, studentessa 19enne nata in Moldova (dunque di madrelingua romena) ma residente da sette anni a Grantorto, miss Muretto 2006: «Se a delinquere e' uno straniero, fa sicuramente piu' notizia di un italiano. Detto questo, pero', e' ingiusto che gli immigrati si comportino male in questa che e' una terra di grande accoglienza. La colpa comunque e' anche di questo Stato, che fa entrare chiunque»
Corriere del Veneto - PADOVA -25/10/2007 pag 3
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