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DianaMilos
Newbie
Mesaje: 1
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« : 07-11-2007, 14:49:00 » |
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Missi…va per un antico impero… Nostalgicamente, mi ritornano in mente pagine di libri di storia nelle quali trovavamo elencati “elementi di un profilo psico-sociale” del popolo romeno. In una visione forse un po’ romantica, venivamo rappresentati come un popolo pacifico, con un forte spirito di accoglienza verso l’altro. Ci rispecchiavamo in una dimensione che rimandava a un modo pacato di essere al mondo. I romeni erano posteri di quel piccolo popolo “bravo e coraggioso” che Traiano trova quando discende in Dacia e la rinomina latinizzandola, Dacia Felix (Dacia Felice). Poi, la Dacia e l’ Impero Romano si sono “persi” uno dall’altro nelle insidie dei tempi, quando la “ricerca della felicita' (felicitas) e' entrata nelle dominanze di altri imperi della storia… I romeni erano quel piccolo popolo docile, spesso nella storia pieghevolmente remissivo, con una identita' imprecisa nel “giudizio universale” dei popoli, che lo faceva a volte essere né bianco ne nero, ne buono ne cattivo, ma comunque, mai estremista. I romeni erano quel piccolo popolo “slavo”, in realta' unico paese est europeo con radici latine, che tante volte ha costeggiato abilmente tempi maligni essendo via via, latinizzato, ottomanizzato, austro-ungarizzato, sovietizzato. I romeni erano quel piccolo popolo tenue che guerre di conquiste non ne ha mai fatte, e l’aggressione scattava solo quando la sua liberta', sempre precaria, era in pericolo.
I romeni erano quel piccolo popolo costretto a grandi adattamenti, al punto di far sorgere inaspettatamente dalla confusione, fulgide figure di cultura universale.
I romeni erano quel popolo“leggero” che ogni tanto con agile slancio incideva sul pensiero universale con qualche “impresa” storica imprevedibile compiuta da nomi illustri quali Eliade, Cioran, Brancusi, Ionesco, Babes, Vuia, Palade, Comaneci. Ci troviamo adesso davanti alle mura del tempo che non e' piu' “glorioso”. Ci troviamo davanti ad una Europa stanca, anziana, che ripropone come in un ciclo ancestrale cicliche migrazioni di popoli… dove romeni e zingari (rom), in virt&u' di una confusione linguistica vengono tante volte ingiustamente scambiati l’uno per l’altro… dove atti incivili e di civilta' vengono scambiati l’uno per l’altro a prescindere dall’identita' nazionale e che ci sconvolgono comunque tutti.
Con rammarico, noi, nipoti dell’ Impero Romano, ci vogliamo distaccare da un’immagine distorta della nostra storia, del nostro passato, del nostro passaggio in un’Europa comune della quale alcuni dei nostri piu' o meno connazionali sono “malaugurati messaggeri”. Fatti antisociali, criminali, primitive malattie sociali, che comunque noi sappiamo che non possono rappresentare un popolo… In quanto ospiti di quest’Europa, siamo rammaricati davanti a questi atti sconcertanti che vincono sopra il valore della vita e della pacifica convivenza… Quello che vorremmo trasmettere agli italiani e' una affermazione di solidarieta' e un ricordo di quello che il popolo romeno “biograficamente” era, di quello che nelle vostre terre e' ancora… e cio': I romeni, ritornano ad essere con umilta' gente che lavora, che offre agli anziani cura e assistenza in un mondo dove c’e' sempre meno tempo per il prossimo. I romeni costruiscono case e muoiono in numero impressionante e in anonimato accanto ad altri immigrati che svolgono questo lavoro. I romeni sono quella piccola chiesa ortodossa che ricorda e ringrazia in ogni preghiera domenicale l’accogliente popolo italiano. I romeni sono quel popolo che e' rimasto a casa ma anche quello che ritornera' a casa, portando con sé l’impronta di una civilta' che ci e' sempre stata comune, perche europei siamo sempre stati nella storia e nei pensieri. In sostegno, un incontro solidale dei romeni -che si discostano da atti contro i loro valori, contro valori di qualsiasi collettivo umano- avra' luogo giovedi, 8 novembre alle ore 19 sull’ Isola Tiberina in presenza di personalita' ecclesiastiche italiane e romene, per una preghiera in solidarieta' Diana Milos.
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